Comunicati, Articoli ed Interviste sui trasporti

“L’America innova, la Cina replica, l’Europa regolamenta: il caso Ita-Lufthansa” di Paolo Colombo, Presidente di Federtrasporto

27 maggio 2024

“L’America innova, la Cina replica, l’Europa regolamenta” è un aforisma in voga negli ultimi tempi negli Stati Uniti per sintetizzare, in maniera un po’ ruvida ma non lontana dalla realtà, i diversi approcci che le tre potenze mondiali hanno su molti temi che hanno a che fare con l’innovazione e con lo sviluppo economico.

Anche in vista delle prossime decisive elezioni, il tema della produttività, della qualità della legislazione e delle sue implicazioni sulle capacità competitive del sistema economico e produttivo europeo (“Better Regulation”), è divenuto di attualità nel dibattito pubblico anche nel nostro continente e con esse la consapevolezza della necessità di un radicale cambio di passo per rispondere alle sfide globali.
Tra le numerose questioni aperte, intendiamo qui soffermarci sul tema del deficit della dimensione delle imprese europee rispetto ai concorrenti globali, in particolare quelli statunitensi, cinesi e indiani.
Un fattore che penalizza l’Europa in termini di innovazione, produttività, capitalizzazione e occupazione. La regolamentazione del mercato europeo in materia antitrust ha avuto e continua ad avere un ruolo rilevante in materia.
L’Antitrust ha infatti da sempre ragionato in termini di mercato rilevante in chiave nazionale/europea e mai in una prospettiva globale, limitando o impedendo operazioni di concentrazione tra imprese finalizzate a creare quei “campioni europei” in grado di competere con i grandi player globali nei diversi settori merceologici.
Ricordiamo, come casi emblematici, le vicissitudini legate all’accordo sottoscritto nel 2018 da Fincantieri per l’acquisizione del 50% delle azioni di Chantiers de l’Atlantique o a quelle relative al progetto di fusione tra Alstom e Siemens nel settore ferroviario nel 2019 e il ruolo avuto dall’Antitrust UE nel fallimento di quelle operazioni.
Ma l’ultimo esempio in ordine di tempo e a noi più vicino è rappresentato dal caso Ita – Lufthansa.
Nonostante l’impegno del Governo italiano e di Lufthansa, le rinunce a 11 coppie di slot a Milano Linate e il rinvio dell’adesione alla joint venture transatlantica tra la stessa Lufthansa, United Airlines e Air Canada, la Commissione europea e l’Antitrust, con argomentazioni tecniche peraltro assai discutibili, dopo mesi di approfondimenti mostrano insoddisfazione e chiedono ulteriori sacrifici.
Non è un mistero l’ovvio interesse di operatori di altri Paesi europei affinché l’operazione Ita – Lufthansa non vada in porto. Tuttavia, anche solo l’ipotesi di un utilizzo delle norme antitrust per finalità altre, di mera competizione interna e di sabotaggio, non può che essere una aggravante dell’inefficacia o meglio della pericolosità dell’eccesso di regolamentazione di cui ci siamo dotati in Europa.
E vale la pena ricordare che nei primi anni 2000 fu l’Antitrust italiano a bloccare ogni ipotesi di accordo tra l’allora Alitalia e Meridiana. Nessuno oggi è in grado di sapere come sarebbero andate le cose se le decisioni, al tempo, fossero state diverse. E’ tuttavia certo che nessuna compagnia aerea italiana fu più in grado di raggiungere la dimensione necessaria a competere con le altre compagnie aeree europee e a distanza di due decenni non possiamo non constatare che il trasporto aereo nazionale è stato di fatto consegnato a vettori non italiani che hanno acquisito, loro sì, posizioni dominanti su numerose direttrici sia domestiche che internazionali.
In molte parti del mondo – vedi ad esempio la Cina e più vicino a noi la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti (non a caso tutti Paesi le cui ambizioni geopolitiche sono ben note) – sono gli stessi governi a investire risorse ingentissime nelle loro compagnie aeree e nei loro aeroporti per raggiungere il più velocemente possibile quella dimensione necessaria a primeggiare a livello mondiale e a far diventare il proprio paese e i propri scali il perno su cui far ruotare la massima parte possibile dei traffici aerei internazionali/intercontinentali.
L’Europa, nel trasporto aereo come in numerosi altri settori industriali, sembra voler rinunciare a giocare la partita globale e a porre le sue imprese nelle migliori condizioni per diventare leader mondiali, troppo concentrata sulla dimensione interna e a regolamentare ogni cosa, senza tener conto di tutto ciò che le accade attorno.
Come emerso negli incontri che Confindustria ha organizzato per la presentazione del documento “Fabbrica Europa” in vista delle prossime elezioni europee, abbiamo una macchina in grado di correre, ma dobbiamo liberarla da burocrazia e da impedimenti.

Ci auguriamo che, con l’occasione del rinnovo democratico nelle istituzioni comunitarie, queste preoccupazioni siano condivise da coloro che avranno responsabilità nella prossima legislatura europea.

Paolo Colombo, Presidente di Federtrasporto

Intervista a Riccardo Morelli, Presidente di ANITA

27 maggio 2024

Riccardo Morelli è il presidente di ANITA dal 2023, è vice presidente di Federtrasporto all’interno di cui presiede la Sezione Merci e Logistica. È presidente della Sezione di Terni di Confindustria Umbria. Lo abbiamo intervistato.

ANITA è tra i principali partner che hanno collaborato al lancio della piattaforma Easy Rail Freight di Rete Ferroviaria Italiana del campione nazionale FS. Una chiara indicazione per lo sviluppo di una logistica intermodale in un Paese dove domina l’industria manifatturiera alle prese con un contesto competitivo dove pesano non solo il fattore costo ma soprattutto il fattore tempo, e dove la supply chain non ha ancora risolto i problemi di affidabilità e gestione della flessibilità. Easy Rail Freight rappresenta una scelta importante, così come il ruolo di interlocutore di ANITA verso le categorie dell’autostrasporto per sviluppare processi di integrazione e di innovazione dei processi, in direzione di una maggiore sostenibilità. Qual è più precisamente il ruolo di ANITA nella promozione della piattaforma Easy Rail Freight?

ANITA, in linea con i suoi valori statutari, crede fermamente nella realizzazione di un sistema collaborativo intermodale efficiente in cui ciascuna modalità di trasporto ha un ruolo importante. In armonia con questa visione, l’Associazione ha subito sostenuto l’idea di Rete Ferroviaria Italiana, mettendo a disposizione il proprio know-how e contribuendo alla progettazione della piattaforma già nelle prime fasi di studio. Dopo due anni di lavoro e numerosi tavoli tecnici, il lancio di EasyRailFreight ha rappresentato per il settore dell’autotrasporto merci un ulteriore passo avanti nella direzione dello shift modale. Un’occasione per le imprese di avvicinarsi all’intermodalità scegliendo una piattaforma tecnologicamente all’avanguardia, che permette l’incontro tra domanda e offerta, consentendo agli utilizzatori di trarne vantaggio. Caratteristiche che insieme suggeriscono la bontà di questo progetto, che ha raccolto adesioni e che, auspichiamo, ne raccoglierà ancora altre.  

ANITA ha 80 anni. A suo parere che cosa è cambiato in questo lasso di tempo portando l’autotrasporto ad acquisire consapevolezza del proprio ruolo strategico?

Significa aver maturato coscienza di sé e della propria funzione, determinante per la crescita del Sistema Paese e per il benessere della società. Negli ultimi 80 anni il settore è profondamente mutato, affiancando all’attività di trazione delle merci su strada un ventaglio di servizi che hanno contribuito a consolidare la logistica quale modello totalizzante del moderno trasporto merci. Questa consapevolezza rinnovata permette alle imprese di rispondere con una reattività sempre maggiore alle subitanee dinamiche del mercato globale, alle richieste della committenza e ai bisogni della collettività, richiamando l’esigenza che la sostenibilità sia riconosciuta e attuata nelle sue tre declinazioni: ambientale, economica e sociale. Grazie anche all’innovazione tecnologica, che traina il cambiamento e ne accelera gli esiti. 
ANITA, nata nel 1944, ha accompagnato per prima le imprese dell’autotrasporto merci italiano lungo la loro storia. Le ha sostenute nelle avversità e ha condiviso con loro importanti successi. Per questo nel 2024 celebreremo gli 80 anni dell’Associazione, certi che la storia dell’autotrasporto sia anche la nostra storia. 

ANITA è l’associazione nazionale delle imprese di autotrasporto di Confindustria ed è una delle organizzazioni costituenti di Federtrasporto, cui aderisce tra l’altro AGENS, che ha rinnovato recentemente i propri vertici con la nomina di Gianpiero Strisciuglio alla presidenza e di otto vicepresidenti con deleghe specifiche tra cui quelle dedicate al settore logistico. “Coesione e contaminazione” è lo slogan lanciato dalla presidenza Strisciuglio con l’obiettivo chiaro di perseguire i maggiori processi integrativi e un ruolo sempre più proattivo di associazioni come Federtrasporto o la stessa ANITA. “L’unione fa la forza” è uno slogan sempre più valido per lo sviluppo del settore logistico in Italia e – in questo contesto – qual è il ruolo dell’associazionismo, considerata anche l’importanza del legame con Confindustria?

Un sistema logistico efficiente deve affondare le sue radici nell’integrazione di modalità di trasporto distinte che solo insieme possono raggiungere obiettivi ambiziosi. In questo senso, la condivisione che può determinarsi in un contesto associativo che rappresenta le diverse anime della catena logistica ha un duplice valore aggiunto: valorizzare, da un lato, l’operato dei singoli e rafforzare, dall’altro, l’intero sistema affinché esso raggiunga una maggiore competitività.
ANITA, fermamente convinta che la logistica costituisca l’industria delle industrie, è impegnata a promuovere all’interno della Confederazione un approccio collaborativo nei rapporti fra le imprese. Questa vocazione le ha permesso di creare una rete solida, capace di accelerare quei processi virtuosi che accrescono il comparto mentre incidono positivamente sull’economia.

Problemi più contingenti oggi riguardano l’emergenza valichi e la positiva notizia della netta vittoria italiana in sede europea in relazione alla vertenza insorta al valico del Brennero. L’Italia che fa sistema registra anche la positiva convergenza delle istituzioni, non scontata e significativa dell’importanza oramai assunta dalla logistica, testimoniata anche dal ruolo assunto nel PNRR e dalla rivalutazione anche in termini di immagine dopo le esperienze drammatiche del Covid. ANITA è stata una dei protagonisti della pressione operata ai vari livelli per difendere il ruolo delle imprese italiane e l’occasione può essere una palestra per incidere maggiormente a livello europeo sulle problematiche che investono l’autotrasporto nelle sue dimensioni continentali. E’ sbagliata questa impressione?

L’arco alpino, pur essendo una barriera naturale, rappresenta uno snodo primario per il sistema produttivo e trasportistico nazionale: l’unica via terrestre a permettere gli scambi commerciali tra Nord-Europa e Mediterraneo nel solco della rete Ten-T. A tal proposito, ANITA si è battuta per il miglioramento dei transiti e ha guidato l’iniziativa nei confronti dell’Austria, trovando l’appoggio del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha sollecitato il Governo italiano dimostrando di credere nelle ragioni evidenziate dall’Associazione. A lui rinnovo ancora una volta i nostri ringraziamenti più sinceri, poiché il parere motivato della Commissione europea ha rappresentato un segnale importante per ristabilire un equilibrio basato sulla libera circolazione e sulla concorrenza leale tra imprese.

Infine, il ruolo della Formazione Giovani e la collaborazione con l’Albo degli Autotrasportatori. Nella recente edizione di Transpotec Logitec 2024 è stato presentato l’Osservatorio “Giovani Autotrasporto e Logistica”, costituito per trovare soluzioni concrete alla carenza di autisti e addetti che minaccia il comparto. La crisi delle vocazioni è un fenomeno mondiale ed europeo, ma l’Italia può fornire un contributo se associa la trasformazione delle professionalità ad una complessiva modernizzazione del sistema logistico e dei trasporti. E’ questa l’indicazione su cui lavorare per il futuro?

La carenza di autisti e addetti rappresenta una emergenza cruciale per il comparto, che nel 2023 ha registrata una crescita del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro pari a oltre 15 punti percentuali, passando dal 15,1% al 30,6%, mentre il 73% delle imprese nazionali hanno aperto posizioni di lavoro in Italia.
Per questi motivi, ANITA ha promosso la costituzione dell’Osservatorio “Giovani Autotrasporto e Logistica”, nato con quattro obiettivi volti ad incoraggiare il settore a una nuova cultura del lavoro: conoscere le aspettative professionali delle nuove generazioni; sostenere l’uguaglianza di genere, favorendo l’inclusività e l’empowerment femminile; offrire un indirizzo informato alla forza lavoro di domani, creando un punto di incontro fra il sistema imprenditoriale e gli studenti; sensibilizzare le istituzioni nazionali rispetto alla mancanza di autisti, a beneficio del made in Italy e della collettività. 
L’Osservatorio intende agire in proposito su 3 livelli differenti: avviando un’indagine su base empirica rispetto alla percezione della professione nei giovani provenienti dagli Istituti Tecnici Superiori diffusi sul territorio; informando gli stessi rispetto alle potenzialità del settore che, oltre gli stereotipi, vuole porsi in uno spazio aperto e inclusivo per offrire possibilità concrete di occupazione senza ostacoli di genere; stimolando la promozione di politiche attive per il lavoro che, in maniera strutturale, possano garantire il futuro del comparto. Il futuro del trasporto e della logistica è legato alla nostra capacità di attrarre talenti, consapevoli che attraverso le nuove competenze possiamo garantire al settore prosperità.


Intervista a cura di Antonio D’Angelo (Ferpress)

COMUNICATO STAMPA – 23 febbraio 2024

Colombo, al via tavoli di Federtrasporto su criticità settore

Roma, 23 febbraio – “Le avversità che stanno colpendo il settore dei trasporti e della logistica devono essere lo stimolo per trovare al più presto delle soluzioni vincenti. In Federtrasporto abbiamo attivato tavoli di lavoro trasversali con la partecipazione degli operatori del trasporto dei passeggeri e delle merci, della logistica e dei concessionari delle infrastrutture per individuare soluzioni condivise. Serve un concreto programma, da proporre ai decisori politici, sui temi prioritari che vanno dalla mancanza degli autisti a quello, ancora non risolto, dei valichi alpini, dalle sfide delle transizioni ecologica e digitale alla necessità di ampiamento del Fondo trasporti, dall’esclusione del trasporto aereo dal PNRR al contenimento delle conseguenze negative dell’estensione dell’EU ETS al trasporto marittimo. Così Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto, la federazione nazionale dei sistemi e delle modalità di trasporto e delle attività connesse aderente a Confindustria.

Sono questi alcuni dei temi in agenda della Sezioni Passeggeri e della Sezione Merci e logistica di Federtrasporto, guidate rispettivamente da Nicola Biscotti, presidente Anav e da Riccardo Morelli, presidente Anita.

La federazione spiega che in termini di PIL, gettito e occupazione, il settore dei trasporti e della logistica ha un peso enorme e sono inoltre fondamentali per lo sviluppo di settori chiave per l’economia italiana come quello del turismo e della manifattura.

Ma dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di poter sfruttare il loro potenziale. Mancano gli autisti “per questo – sottolinea Colombo – vogliamo creare sinergie tra i settori aderenti e collaborare con le maggiori agenzie del lavoro in modo che le imprese siano supportate per superare l’ormai sistemico problema della carenza di addetti”.

E sui Valichi alpini, aggiunge Colombo:” Svolgeremo una serie di analisi puntuali sui flussi di merci in ciascun valico per sollecitare la predisposizione di piani emergenziali che sappiano far fronte a eventi come quelli che hanno comportato la chiusura del San Gottardo e del Frejus”.

“Per affrontare efficacemente l’ineludibile sfida della transazione ecologica – conclude Colombo – è necessario un approccio pragmatico e non ideologico, a partire dall’applicazione del principio della neutralità tecnologica nei prossimi provvedimenti comunitari”.

 

COMUNICATO STAMPA – 1° dicembre 2023

Al via le nuovi Sezioni passeggeri e merci
Riportare i settori dei trasporti e della logistica al centro del dibattito istituzione nel Paese

Roma, 1° dicembre 2023 – Il Consiglio Generale di Federtrasporto – la Federazione nazionale dei sistemi e delle modalità di trasporto e delle attività connesse aderente a Confindustria – ha approvato la riorganizzazione interna della Federazione istituendo la Sezione Passeggeri e la Sezione Merci delle quali faranno parte le associazioni aderenti in ragione del settore rappresentato e delle attività svolte.

Su proposta del Presidente Paolo Colombo, il Consiglio Generale ha quindi nominato Nicola Biscotti – Presidente di ANAV – alla presidenza della Sezione Passeggeri e Riccardo Morelli – Presidente di ANITA – alla presidenza della Sezione Merci.

Il Consiglio Generale, sempre su proposta del Presidente Paolo Colombo, ha inoltre nominato Aldo Bevilacqua Direttore Generale di Federtrasporto.

“Con le nomine del Consiglio Generale odierno concludiamo una prima importante fase di riorganizzazione della Federazione puntando sulla piena sinergia tra le Associazioni aderenti” dichiara il Presidente Paolo Colombo.

“Le qualità personali e professionali nonché la comprovata esperienza nel mondo associativo della squadra che mi accompagnerà” aggiunge Colombo “sono il presupposto migliore per una sempre più incisiva azione di Federtrasporto a tutela degli interessi delle imprese rappresentate e per riportare i settori dei trasporti e della logistica al centro del dibattito istituzione nel Paese”.

COMUNICATO STAMPA – 12 ottobre 2023

Federtrasporto – Paolo Colombo eletto Presidente 

Roma, 12 ottobre 2023 – L’Assemblea dei soci di Federtrasporto – la Federazione nazionale dei sistemi e delle modalità di trasporto e delle attività connesse aderente a Confindustria – ha eletto Paolo Colombo Presidente per il quadriennio 2023-2027.

Il nuovo Presidente, già designato dal Consiglio Generale dello scorso 1° agosto, guiderà la Federazione affiancato dalla squadra dei Vicepresidenti composta da Nicola Biscotti (Anav), Carlo Borgomeo (Assaeroporti), Lorenzo Cardo (Uir) e Riccardo Morelli (Anita).

Paolo Colombo può vantare una lunga esperienza nel settore dei trasporti con posizioni di vertice in aziende del Trasporto pubblico locale e nell’ultimo decennio nel Gruppo Ferrovie dello Stato, all’interno del quale ha tra l’altro ricoperto l’incarico di Presidente e Amministratore Delegato di Busitalia Sita Nord e da ultimo di membro del Consiglio di Amministrazione di Trenitalia.

“Ringrazio vivamente le organizzazioni associate per la fiducia che mi è stata concessa – ha dichiarato Paolo Colombo – sono onorato di rappresentare i settori dei trasporti e della logistica in una fase così impegnativa ma assolutamente sfidante per le nostre imprese”.

“Saremo fortemente impegnati a promuovere il dialogo e la collaborazione tra le diverse modalità di trasporto in un’ottica di sistema e intermodale – ha aggiunto Colombo – per porre le condizioni affinché tutti gli ambiti dei trasporti e della logistica possano affrontare con successo le sfide della transizione ecologica e digitale, del PNRR, del tema delle competenze e della sburocratizzazione”.

“Desidero inoltre rinnovare il ringraziamento al Presidente uscente Arrigo Giana – ha concluso il nuovo Presidente – per il suo prezioso lavoro fin qui svolto”.


Nell’ambito di CONNEXT 2021  l’iniziativa organizzata da CONFINDUSTRIA e FEDERTRASPORTO

Sostenibilità e trasporti: nuove prospettive post pandemia

 2 dicembre 2021 – Ore 12.00
Milano, MI.CO-Sala AMBER 7

Cambiamenti climatici e green deal europeo e nazionale sono temi di forte attualità che rafforzano la responsabilità di tutti per la salvaguardia dell’ambiente. L’iniziativa è diretta a mettere in risalto gli sforzi posti in essere dagli operatori dei trasporti in materia ambientale nonché gli obiettivi conseguiti e conseguibili nel processo di transizione ecologica in atto.
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COMUNICATO STAMPA

Federtrasporto a Connext 2021, sfida imprese per transizione
A Milano il punto su energia, ambiente e tecnologia. E servono aiuti

 MILANO, 3 dicembre 2021 – “Sostenibilità e Trasporti: nuove prospettive post pandemia” è il titolo del seminario organizzato da Confindustria e Federtrasporto nell’ambito di CONNEXT – il grande evento di networking di Confindustria per supportare in modo concreto le imprese a gestire e guidare il cambiamento. Il seminario ha visto la partecipazione di rappresentanti del settore dei trasporti e del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per fare il punto sugli sforzi posti in essere dagli operatori in materia ambientale nonché gli obiettivi conseguiti e conseguibili nel processo di transizione ecologica in atto.

“La straordinaria evoluzione dell’uomo è sempre stata alimentata dall’energia, e il suo successo, con una sempre crescente inurbazione, l’allungamento della vita e l’aumento della popolazione, ci obbliga a cercare nuove e migliori risorse energetiche e a costruire per il futuro un più equilibrato assetto delle fonti” – afferma il Presidente del Gruppo tecnico Logistica e Trasporti di Confindustria, Guido Ottolenghi. “Per fare ciò dobbiamo lasciare spazio a tutte le soluzioni e idee esistenti o che verranno che un libero mercato e un libero dibattito scientifico possono creare. Dobbiamo perciò evitare la tentazione dell’eccesso di pianificazione”.

“Accanto al tema energetico è poi di grande importanza quello digitale, perché la tecnologia consente una ottimale concentrazione dei traffici di merci e persone realizzando miglioramenti sociali e ambientali a parità di fonte energetica. Dobbiamo anche ricercare tutti quei chiarimenti normativi e semplificazioni che possono aiutare un più intenso utilizzo di hub dedicati alle merci. Infine – sottolinea Ottolenghi – vogliamo confrontarci con la rivoluzione dell’e-commerce che trasforma i traffici riducendo la mobilità delle persone verso le merci e viceversa aumenta quella delle merci verso le persone: una opportunità da non perdere per rendere sempre più sostenibili questi processi.”

“Questi anni sono stati per le aziende di trasporto uno stress test” afferma la Vice Presidente di AGENS Amalia Colaceci “dal mio punto di osservazione in Agens ho potuto constatare che le nostre aziende associate hanno risposto con prontezza, dimostrando capacità di tenuta. Abbiamo garantito i servizi e più complessivamente abbiamo supportato il funzionamento di città e territori.”

“Oggi vogliamo essere protagonisti del cambiamento verso la transizione ecologica” prosegue la Vice Presidente di AGENS “e chiediamo, affinché i finanziamenti possano effettivamente atterrare nelle aziende, la progressività degli interventi e lo snellimento delle procedure.”

“Ogni km aggiuntivo di tpl in campo urbano riduce di 9,41 veicoli-km il trasporto privato, con un abbattimento delle emissioni di gas serra di oltre un chilo per chilometro percorso” ha affermato Giuseppe Vinella, Presidente di ANAV, precisando che “è quindi necessario rendere maggiormente attrattivo il sistema del trasporto pubblico e della mobilità collettiva nel suo complesso migliorando l’offerta e colmando il gap infrastrutturale esistente” ricordando inoltre “la necessità di un sostegno finanziario per il rinnovo del parco mezzi, in una prima fase anche per l’acquisto di nuovi autobus ad alimentazione tradizionale/ibrida di ultima generazione, nonché l’opportunità di sostenere con le risorse del PNRR e con quelle del PSNMS anche gli investimenti in nuovi autobus extraurbani a trazione elettrica, alla luce delle crescenti autonomie. Ma l’incremento dell’attrattività del sistema complessivo di mobilità collettiva e la capacità di spostare quote modali dalla mobilità privata con automobile postula anche il rafforzamento della rete intermodale, con l’ammodernamento e la realizzazione di nuove autostazioni e con il sostegno al rinnovo del parco autobus impiegato nei servizi commerciali di linea e di noleggio con conducente”.

Thomas Baumgartner, Presidente di ANITA, ha sottolineato che “non si può prescindere da un forte sostegno pubblico al ricambio del parco veicolare se si vuole raggiungere l’obiettivo di un trasporto merci a zero emissioni in un futuro prossimo”, aggiungendo inoltre “è necessario rendere i tempi della transizione compatibili con le capacità di adattamento delle aziende, nella consapevolezza che la crescente domanda di trasporto merci richiede l’utilizzo integrato di tutte le modalità dei trasporti, compresa quella stradale”. Il Presidente di ANITA ha infine evidenziato come sia “necessaria una visione strategica che faccia avanzare coerentemente tutti gli aspetti fondamentali per la transizione: nuovi vettori energetici, veicoli a trazione alternativa e infrastrutture”.

Carlo Borgomeo, Presidente di Assaeroporti, ha dichiarato “Per gli aeroporti il green new deal europeo non è solo una politica ambientale, ma una strategia di sviluppo. Da tempo gli scali nazionali si sono posti l’obiettivo di conciliare le politiche di crescita infrastrutturale con le esigenze di tutela ambientale e sociale del territorio. Per affrontare questa sfida, i gestori aeroportuali italiani, in prima fila a livello europeo, stanno investendo già da anni ingenti risorse per la transizione energetica e la decarbonizzazione. L’impegno che il nostro comparto sta dimostrando deve tuttavia essere supportato dalle istituzioni nazionali e comunitarie. Senza adeguate fonti di finanziamento pubblico, il grave impatto della crisi pandemica sul settore inevitabilmente rallenterà l’attuazione degli investimenti finalizzati alla sostenibilità”.

Marcello Mariani, Segretario Generale di Unione Interporti Riuniti, ha richiamato il valore strategico della rete interportuale italiana come “rete infrastrutturale capace di favorire il processo di decarbonizzazione, diminuendo l’impatto ambientale, promuovendo la sostenibilità delle attività di trasporto e di logistica attraverso lo sviluppo della intermodalità”. Il dott. Mariani ha inoltre sottolineato che “la rete degli interporti italiani non è soltanto una sommatoria di nodi ma soprattutto un network funzionale e strategico per perseguire politiche di sviluppo e modernizzazione del Paese”.

“Non si possono semplificare problemi complessi” ha infine dichiarato il Presidente di Federtrasporto Arrigo Giana nella sua conclusione dei lavori ponendo in risalto le molteplici complessità che caratterizzano ciascuna modalità dei trasporti. “Servirebbe inoltre non complicare le cose semplici” ha aggiunto il Presidente Giana ”eliminando le numerose complicazioni procedurali che ostacolano il lavoro delle imprese, sempre più impegnate, come ben rappresentato dagli interventi svolti nel corso del seminario, sulla frontiera tecnologica più avanzata per assicurare un processo di transizione ecologica davvero efficace”.

L’Europa? A gennaio c’era poco oggi abbastanza

di Alberto Brandani dalla rivista “Espansione” – Maggio 2020

Proviamo a fare ordine nel rapporto tra l’Italia e l’Europa, anche considerando l’ultimo mese con un minimo di serenità d’animo, che forse la drammatica situazione economica del Paese non sempre consente.
Uno. La Bce è intervenuta in misura massiccia, acquistando cifre ingenti dei nostri titoli di Stato (il 22% del totale) per tenere sotto controllo il famigerato spread. Si è andati oltre il teorema “tutto ciò che serva” lanciato da Draghi. Ha stanziato 750 miliardi, ma la Lagarde ha chiaramente fatto intendere che si arriverà fino a 1.000. Peraltro, ha stabilito una cosa mai accaduta prima, accettare cioè come garanzia, fino all’autunno 2021, a fronte della liquidità fornita alle banche, anche i cosiddetti titoli “spazzatura”. Contraendo il rischio delle banche, seppur temporaneamente, questo impedirà loro di ridurre i prestiti a famiglie e imprese a tassi bassissimi.
Due. Il Patto di stabilità è stato sospeso con benefici indubbi anche per il nostro Paese.
Tre. E’ stato varato il progetto Sure, un fondo da 100 miliardi per la disoccupazione in Europa.
Quattro. Si potrà accedere con il Mes a prelevare 36 miliardi (72mila miliardi delle vecchie lire), senza condizionalità alcuna, per le spese sanitarie e comunque derivanti dalla pandemia. D’altronde sarebbe irragionevole non investire questi danari nel miglioramento del sistema sanitario e anche nel ristoro dei danni che milioni di famiglie italiane hanno subito.
Veniamo infine alla riunione dei 27 Capi di Stato, che sono arrivati a immaginare dal 2021 un Fondo europeo (Recovery Fund) da 1000 miliardi. L’Italia ha chiesto che ne venga anticipato l’utilizzo e nel frattempo i Capi di Stato hanno deciso l’uso del Mes a condizioni leggere, la nascita dello strumento per finanziare la cassa integrazione e un enorme utilizzo della Banca europea degli investimenti.
Sullo sfondo il bazooka della Bce. I 27 hanno dato mandato alla commissione presieduta da Ursula von der Layen di presentare a breve una proposta per il Fondo europeo e la cancelliera Merkel ha detto sì all’uso di enormi risorse dall’Europa per tutti i Paesi, chiedendo convergenza nei diversi sistemi fiscali ed efficienza degli investimenti, quindi niente paradisi fiscali, sperperi o inefficienze.
Ci sembra che si sia fatto, sul piano della comprensione storica del fenomeno, un enorme passo avanti e che il risultato, seppur da perfezionare, sia potenzialmente positivo per la solidità della costruzione europea. Peraltro, chi abbia letto per intero il recente discorso della cancelliera Merkel al Bundestag avrà colto un concetto fondamentale e cioè che nessuna nazione europea è un’isola e che anche la grande Germania è grande in Europa e non può fare a meno dei Paesi del Mediterraneo. Ai molti che consideravano la Merkel in una sorta di strascicato crepuscolo, sembrerà invece che al passaggio decisivo la cancelliera abbia riconfermato la capacità di tenere insieme il tessuto unitario europeo e pure le dinamiche della Germania. Il “coronavirus” ha forse accelerato la capacità di comprensione di tutti. L’Italia per parte sua deve far vedere con forza che ha voglia di produrre ricchezza per poter tornare a distribuirla e che non si affida solo ai sussidi europei. Il dibattito se una parte del Fondo europeo possa essere a fondo perduto non deve trarre in inganno: il nostro Paese non può farcela da solo, ma nulla vieta che, ottenuto tutto il possibile dall’Europa, si pensi anche all’emissione di titoli di Stato trentennali a un tasso di interesse fisso esentasse, da proporre prima ai risparmiatori italiani, poi alle istituzioni finanziarie nazionali e solo in piccola parte della Bce. La vecchia proposta del Ministro del Tesoro Tremonti, ripresa poi da Giovanni Bazoli, può essere sempre un’utile carta di riserva.
Concludendo, dal 1° giugno saranno pronti 540 miliardi. Per l’Italia si tratterebbe di una prima colossale dote: 20 arriverebbero dal fondo Sure, 34 dalla Bei e 36 dal fondo “salvastati”. Considerando che dal Recovery Fund potremmo forse attingere 200 miliardi nel 2021, ci sembra di poter dire che, se a gennaio l’Europa c’era poco, oggi, 5 maggio, potrebbe esserci.

Metro, treni, autobus – Prove di Fase 2: il rebus del distanziamento

Di Luca Mattei, da FS News

Treni e autobus semivuoti in tempi di lockdown, chiamati ad assicurare il distanziamento sociale nelle settimane e mesi a venire con un progressivo aumento di viaggiatori. La situazione del trasporto pubblico alla prova del Covid-19 è stata oggetto di un’attenta riflessione di Alberto Brandani, presidente di Federtrasporto in un’intervista a Class CNBC.

«Nel settore del trasporto pubblico locale abbiamo avuto finora una contrazione del 95% del numero di passeggeri e del 90% dei ricavi da traffico, mentre la riduzione della produzione mediamente è andata dal 25 al 40%. A fronte di un crollo verticale dei ricavi, i costi sono rimasti sostanzialmente alti, considerando i fornitori, il personale, i mezzi, le nuove procedure di sanificazione, l’adozione dei dispositivi di sicurezza. È evidente che così viene a mancare la sostenibilità economica del servizio».

E il problema si pone anche nel futuro quando l’offerta di servizi dovrà aumentare, teoricamente anche più di quella ordinaria, per tentare di assicurare un sufficiente distanziamento sociale a bordo dei convogli. «Il TPL, in tutte le società del mondo, aveva due requisiti: avere costi relativamente bassi e far arrivare nel più breve tempo possibile in un determinato posto il maggior numero di utenti. Con il distanziamento previsto questi requisiti sono messi in grave difficoltà». È necessario quindi studiare degli specifici interventi con cui sostenere il settore del trasporto. «Le misure che il Governo ha assunto – prosegue Brandani – come la cassa integrazione e il credito garantito fino al 90%, sono importanti ma non sufficienti per evitare il collasso del sistema». Una possibile soluzione economica potrebbe giungere dall’Europa. «Ritengo si debba fare una battaglia – dichiara Brandani – affinché nei cospicui fondi di intervento della BEI ci siano delle quote dedicate proprio al ristoro dei mancati budget delle aziende di trasporto».

Secondo Brandani, almeno in questa prima fase di progressivo ritorno al lavoro, c’è un compartimento del trasporto che potrebbe avere meno difficoltà: «Il trasporto regionale ferroviario si potrà difendere meglio perché finora sono stati in circolazione 2.000 treni regionali al giorno e Ferrovie dello Stato pensa di farne scendere in campo dal 4 maggio da 3.500 a 4.000, e dovrebbe essere quindi più facile assicurare il distanziamento richiesto. Penso invece alle metropolitane, lì ci sarà una difficoltà estrema. E, in prospettiva, se i treni regionali – conclude Brandani – continueranno penso a essere molto utilizzati, temo che nelle grandi città il collasso temporale nelle ore di punta implicherà la preferenza per una serie di strumenti alternativi, come auto private e bici».

Il professore-manager dà le pagelle alle infrastrutture italiane.

La rivista Espansione intervista il Prof. Brandani.
Espansione. L’Economia nero su bianco
Rivista mensile, Anno 51 n. 1 Febbraio 2020
Intervista di Giorgio Napoli (scarica il PDF).
17 marzo 2020

Turismo nelle isole: il Presidente di Federtrasporto Brandani ne parla a UnoMattina

Le isole nell’immaginario collettivo, il funzionamento dei traghetti ed il ruolo dell’Elba nel turismo toscano. 
25 marzo 2019

"L'Italia del fare", relazione introduttiva del Prof. Alberto Brandani

La relazione introduttiva del Prof. Alberto Brandani al Convegno “L’Italia del fare: infrastrutture e crescita; banche e competitività; il ruolo delle fondazioni bancarie“. 
Il video è stato realizzato da Radio Radicale. L’intero Convegno è disponibile qui
25 gennaio 2019