Le trasformazioni che stanno attraversando i trasporti e la logistica non sono soltanto tecnologiche, ambientali o infrastrutturali. Sono trasformazioni profonde, che incidono sul modo in cui si organizzano le imprese, si muovono le merci, si garantisce la mobilità delle persone e si assicura continuità alle filiere produttive.

Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale, cybersecurity, transizione energetica e intermodalità stanno ridisegnando i nostri settori. Ma le transizioni in atto e le nuove tecnologie non sono il fine, sono il mezzo per realizzare un sistema di mobilità sempre più efficiente, sostenibile e rispondente alle esigenze delle persone e delle imprese.

Le infrastrutture connettono, le tecnologie ampliano gli orizzonti, ma sono le persone, le loro capacità e le loro competenze ad adattarle ai diversi contesti e a farle funzionare.

Per questo il tema delle competenze e della formazione professionale deve essere considerato una priorità strategica. Nei trasporti e nella logistica la disponibilità di personale qualificato è ormai una condizione essenziale per la competitività, la sicurezza e la qualità dei servizi.

Non è soltanto un problema di numeri, seppure impressionanti. Secondo Unioncamere e il Ministero del Lavoro, tra il 2025 e il 2029 la filiera della mobilità e della logistica esprimerà un fabbisogno di circa 150.000 occupati, tra crescita e sostituzione del turnover. Il sistema formativo non riesce però a rispondere a questa domanda: a fronte di un fabbisogno annuo compreso tra 8.700 e 9.800 diplomati negli indirizzi tecnici dedicati ai trasporti e alla logistica, oggi ne formiamo circa 3.900. Meno della metà.

È un divario significativo. Non mancano solo i lavoratori, ma profili professionali, competenze aggiornate e percorsi formativi coerenti con i fabbisogni delle imprese. Il problema riguarda i conducenti, ma non solo. Riguarda tecnici manutentori, operatori ferroviari e portuali, addetti specializzati alla logistica di magazzino, esperti di automazione, professionisti della gestione dei dati, figure capaci di operare in ambienti digitalizzati, sicuri e sostenibili.

Sul fronte dei conducenti, secondo una recente rilevazione di ANAV e di ANITA, oggi in Italia mancano 20.000 conducenti nel trasporto merci e 10.000 nel trasporto passeggeri; in Europa le posizioni vacanti superano le 500.000. Ma non finisce qui: l’età media degli autisti è di 47 anni e solo il 5% ha meno di 25 anni, con tutto ciò che ne consegue sulle prospettive per i nostri settori nei prossimi decenni.

Senza un ricambio generazionale adeguato, la carenza attuale rischia di trasformarsi in un vincolo permanente alla capacità operativa. Senza trasporti e logistica non funzionano manifattura, turismo, export, commercio e mobilità quotidiana.

Per comprendere il problema è necessario analizzarlo da più punti di vista. Concorrono il calo demografico, l’invecchiamento della forza lavoro, la scarsa attrattività di alcune professioni, i costi di accesso alle abilitazioni, la difficoltà di conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, la debolezza del collegamento tra scuola, formazione tecnica e imprese.

Così, altrettanto articolata deve essere la risposta. Servono incentivi per l’accesso alle professioni, a partire dalle patenti, CQC e qualifiche tecniche. Servono percorsi di formazione rapidi, mirati e collegati alle assunzioni. Serve rafforzare ITS Academy, scuole, università e centri di formazione professionale. Serve investire in upskilling e reskilling, perché le transizioni ambientale e digitale non sostituiscono il lavoro, ma ne cambiano profondamente i contenuti.

L’attrattività del settore è un ulteriore fattore centrale. Le professioni dei trasporti e della logistica sono spesso percepite in modo riduttivo, con prospettive limitate e scarso contenuto tecnologico e di conoscenze.

Nulla di più sbagliato.

Oggi i settori dei trasporti e della logistica hanno una funzione ad alto valore strategico, che richiede competenze tecniche, conoscenza dei dati, attenzione alla sicurezza e cultura del servizio.

Ma accanto alla formazione e all’attrattività vi è un altro tema che spesso sfugge al dibattito pubblico: la mobilitazione degli inattivi.

I più recenti dati dell’ISTAT indicano che a giugno 2026 gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono 12,312 milioni, con un tasso di inattività pari al 33,2%. Rispetto a giugno 2025, il numero degli inattivi è diminuito di 92 mila unità, mentre nello stesso mese i disoccupati sono 1,458 milioni e il tasso di disoccupazione si attesta al 5,7%. Resta dunque una platea molto ampia, che convive con la crescente difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato.

Dentro questo bacino convivono situazioni variegate: giovani che non studiano e non lavorano, donne che incontrano ostacoli all’ingresso o al rientro nel mercato del lavoro, persone scoraggiate che hanno interrotto la ricerca di un impiego, lavoratori maturi usciti anticipatamente dai processi produttivi e cittadini che potrebbero essere coinvolti attraverso percorsi mirati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro.

La carenza di personale viene spesso letta esclusivamente come una conseguenza del declino demografico. Il calo delle nascite e l’invecchiamento sono fattori critici, ma non esauriscono l’analisi del problema né le soluzioni. Una parte importante delle difficoltà future dipenderà infatti dalla capacità del Paese di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro. Una maggiore partecipazione di giovani, donne, lavoratori maturi e persone inattive consentirebbe di compensare almeno in parte gli effetti della dinamica demografica.

Per i trasporti e la logistica questa è probabilmente la sfida più importante dei prossimi anni. Se vogliamo affrontare la carenza di professionalità, non possiamo limitarci a constatare il problema. Dobbiamo ampliare la base occupazionale, rendere più attrattive le professioni, formare le competenze che servono e consentire a milioni di persone oggi ai margini del mercato del lavoro di diventare parte attiva dello sviluppo del Paese.

Su questo tema Federtrasporto, in collaborazione con il Freight Leaders Council, ha deciso di dedicare uno specifico approfondimento. Il prossimo 15 settembre alle ore 15.00 abbiamo infatti organizzato un workshop online che riunirà rappresentanti delle imprese, delle associazioni di categoria, del sistema confindustriale, del mondo della formazione, del mercato del lavoro e della ricerca. Per partecipare al Workshop è richiesta la registrazione a questo link.  

Sarà l’occasione per discutere di fabbisogni professionali, mismatch tra domanda e offerta, politiche per valorizzare il capitale umano del settore e di molto altro.

Le transizioni che abbiamo davanti non saranno governate soltanto con investimenti, infrastrutture e tecnologie. Saranno governate soprattutto dalle persone. La qualità del loro lavoro e delle loro decisioni sarà il principale fattore competitivo su cui si misurerà il futuro dei trasporti, della logistica e del sistema produttivo italiano nel suo complesso.

Roma, 8 settembre 2026

Paolo Colombo
Presidente di Federtrasporto

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