In Italia burocrazia e poche risorse frenano la guida autonoma.
Federtrasporto e FLC: accelerare su norme e investimenti

Roma, 9 giugno 2026 – Macchine che si muovono autonomamente; navette senza conducente per il trasporto pubblico di persone e di merci; infrastrutture stradali connesse: la guida autonoma e le tecnologie ad essa integrate non sono più così lontane, tante le eccellenti sperimentazioni già attivate in grandi città e in alcune tratte autostradali, ma c’è bisogno di una regolamentazione più omogenea a livello nazionale ed europeo. E più investimenti. Questo è quanto emerge da un workshop organizzato da Federtrasporto in collaborazione con Freight Leaders Council.

Due gli scenari che emergono dall’incontro: mentre migliaia di veicoli automatizzati circolano già per le città e le strade del mondo, Cina e Stati Uniti in testa, in Europa e in Italia si parla solo di prototipi e sperimentazioni.

“La guida autonoma – dichiara Paolo Colombo, presidente della federazione che apre i lavori – non è solo tecnologia, è un sistema complesso che richiede infrastrutture digitali e un quadro normativo solido per evolversi. Attualmente, l’Italia affronta ostacoli legislativi significativi che vanno rimossi rapidamente per non penalizzare le nostre imprese e non perdere altro terreno in un campo che cambierà profondamente il modo di spostarci e di lavorare”.

“La vera sfida oggi è il passaggio dalla sperimentazione ai modelli operativi scalabili – aggiunge Massimo Marciani, presidente di Freight Leaders Council – servono regole chiare, responsabilità definite, dati affidabili e spazi di sperimentazione controllata. Innovare non significa abbassare le garanzie. Significa creare le condizioni perché le imprese italiane possano competere, investire e crescere dentro un quadro serio, sicuro e trasparente.”

“Con la diffusione della guida autonoma – continua Aldo Bevilacqua, direttore generale – il baricentro si sposterà dal mezzo al servizio di una mobilità più efficiente, disponibile e accessibile. Un cambiamento che ottimizzerebbe l’uso dei veicoli (il 96% del tempo, quelli privati, per esempio, restano parcheggiati) e ridurrebbe drasticamente gli incidenti causati da errori umani (circa il 90% dei casi)”.

Dall’incontro, il messaggio è chiaro: per non restare indietro, il Paese deve istituire urgentemente una governance strutturata e aggiornare il Codice della Strada per permettere sperimentazioni su larga scala. In definitiva, la sfida non è più tecnica ma politica, c’è bisogno di una visione d’insieme che trasformi i singoli progetti in una strategia nazionale d’innovazione.

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