Droni e mobilità aerea, la nuova frontiera della logistica integrata. 
Servono modelli di business solidi e sostenibili per generare reddito e marginalità.

Roma, 6 marzo – Non più soltanto in treno, aereo, nave o camion: le merci e, in futuro, anche le persone potranno spostarsi con i droni, specialmente in contesti specifici oggi caratterizzati da criticità nelle modalità di trasporto tradizionali e in un’ottica di crescente intermodalità. La sperimentazione è già partita: 656 i progetti a livello globale, di cui il 26% (171) riguardano i passeggeri e il 74% (485) le merci. Tra queste, il 56% è destinato alle merci generiche, beni di consumo, e il 44% tocca il materiale sanitario. Questi i dati riportati nella ‘Ricerca 2025 dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano’ e presentati ad un incontro organizzato da Federtrasporto in collaborazione con Freight Leader Council.

 

Ad oggi, come riporta il documento, per le merci solo il 9% è pienamente operativo, il 54% è in sperimentazione e il 34% è in fase di annuncio. Una grande opportunità è quella registrata dal campo medico: i droni trasportano principalmente dispositivi medici (37%), medicinali (32%) e campioni biologici/sangue (23%) e il 72% delle operazioni si concentra sull’ultimo miglio.

Riguardo il trasporto passeggeri Il 65% dei progetti è ancora in fase di annuncio, mentre il 35% è in fase di sperimentazione . Il 58% riguarda aree urbane e il 42% aree extra-urbane.

Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto: “I droni sono un’integrazione delle modalità dei trasporti. Dobbiamo utilizzare le infrastrutture e i nodi che già abbiamo, mettendoli a rete per sviluppare casi concreti di operatività e individuare modelli di business solidi”.

 

Durante l’incontro, diversi i punti chiave emersi che evidenziano il passaggio critico dalla sperimentazione all’operatività. Dal punto di vista tecnico “la maturità tecnologica dei droni – aggiunge Aldo Bevilacqua, direttore generale di Federtrasporto – è attualmente limitata dall’autonomia delle batterie. Riteniamo tuttavia che il rapido sviluppo in atto su questo fronte, soprattutto in campo automotive, sarà trasferito al mondo dei droni. Servono modelli di business solidi e sostenibili in grado di generare reddito e marginalità. E poi sarà fondamentale stabilire regole comuni e standard condivisi, definire con chiarezza le responsabilità per la Safety (sicurezza del volo) e la Security (sicurezza contro atti dolosi).

E mentre in Europa si assiste ad un rallentamento a causa delle difficoltà finanziarie nel settore, nazioni come la Cina, gli USA e il Medio Oriente stanno accelerando gli investimenti per rendere operativi i primi taxi volanti entro il 2026. “In questo scenario l’Italia si colloca tra i primi Paesi al mondo ad aver pubblicato un Piano Strategico Nazionale e ad aver avviato le cosiddette sandbox regolamentari – spiega Massimo Marciani, presidente del Freight Leaders Council –, ovvero aree protette in cui è possibile sperimentare nuove tecnologie in condizioni di sicurezza. In particolare, le regioni che stanno facendo da apripista attraverso i propri aeroporti sono Lazio, Lombardia e Veneto. Qui sono in corso test sulla convivenza tra droni, infrastrutture di ricarica e traffico aereo tradizionale, oltre a sperimentazioni di consegne di merci in ambito aeroportuale per ridurre l’impatto ambientale e all’impiego di droni alimentati a idrogeno verde per la logistica medica e i servizi di emergenza.”

“Un punto centrale tra tutti? La necessità per l’Italia – chiude Colombo – di mantenere una leadership nella governance, evitando di limitarsi a inseguire proposte commerciali straniere, come è accaduto in passato con l’intelligenza artificiale”.

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