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Costituita nel 1993, FEDERTRASPORTO – Federazione nazionale dei sistemi e delle modalità di trasporto e delle attività connesse raccoglie le associazioni di operatori e gestori di infrastruttura del settore trasporti, logistica e turismo aderenti a Confindustria.
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Aderiscono a Federtrasporto

Da Federtrasporto

“L’America innova, la Cina replica, l’Europa regolamenta: il caso Ita-Lufthansa” 
di Paolo Colombo, Presidente di Federtrasporto 

27 maggio 2024

L’America innova, la Cina replica, l’Europa regolamenta” è un aforisma in voga negli ultimi tempi negli Stati Uniti per sintetizzare, in maniera un po’ ruvida ma non lontana dalla realtà, i diversi approcci che le tre potenze mondiali hanno su molti temi che hanno a che fare con l’innovazione e con lo sviluppo economico.

Anche in vista delle prossime decisive elezioni, il tema della produttività, della qualità della legislazione e delle sue implicazioni sulle capacità competitive del sistema economico e produttivo europeo (“Better Regulation”), è divenuto di attualità nel dibattito pubblico anche nel nostro continente e con esse la consapevolezza della necessità di un radicale cambio di passo per rispondere alle sfide globali.
Tra le numerose questioni aperte, intendiamo qui soffermarci sul tema del deficit della dimensione delle imprese europee rispetto ai concorrenti globali, in particolare quelli statunitensi, cinesi e indiani.
Un fattore che penalizza l’Europa in termini di innovazione, produttività, capitalizzazione e occupazione. La regolamentazione del mercato europeo in materia antitrust ha avuto e continua ad avere un ruolo rilevante in materia.
L’Antitrust ha infatti da sempre ragionato in termini di mercato rilevante in chiave nazionale/europea e mai in una prospettiva globale, limitando o impedendo operazioni di concentrazione tra imprese finalizzate a creare quei “campioni europei” in grado di competere con i grandi player globali nei diversi settori merceologici.
Ricordiamo, come casi emblematici, le vicissitudini legate all’accordo sottoscritto nel 2018 da Fincantieri per l’acquisizione del 50% delle azioni di Chantiers de l’Atlantique o a quelle relative al progetto di fusione tra Alstom e Siemens nel settore ferroviario nel 2019 e il ruolo avuto dall’Antitrust UE nel fallimento di quelle operazioni.
Ma l’ultimo esempio in ordine di tempo e a noi più vicino è rappresentato dal caso Ita – Lufthansa.
Nonostante l’impegno del Governo italiano e di Lufthansa, le rinunce a 11 coppie di slot a Milano Linate e il rinvio dell’adesione alla joint venture transatlantica tra la stessa Lufthansa, United Airlines e Air Canada, la Commissione europea e l’Antitrust, con argomentazioni tecniche peraltro assai discutibili, dopo mesi di approfondimenti mostrano insoddisfazione e chiedono ulteriori sacrifici.
Non è un mistero l’ovvio interesse di operatori di altri Paesi europei affinché l’operazione Ita – Lufthansa non vada in porto. Tuttavia, 
 

anche solo l’ipotesi di un utilizzo delle norme antitrust per finalità altre, di mera competizione interna e di sabotaggio, non può che essere una aggravante dell’inefficacia o meglio della pericolosità dell’eccesso di regolamentazione di cui ci siamo dotati in Europa.

E vale la pena ricordare che nei primi anni 2000 fu l’Antitrust italiano a bloccare ogni ipotesi di accordo tra l’allora Alitalia e Meridiana. Nessuno oggi è in grado di sapere come sarebbero andate le cose se le decisioni, al tempo, fossero state diverse. E’ tuttavia certo che nessuna compagnia aerea italiana fu più in grado di raggiungere la dimensione necessaria a competere con le altre compagnie aeree europee e a distanza di due decenni non possiamo non constatare che il trasporto aereo nazionale è stato di fatto consegnato a vettori non italiani che hanno acquisito, loro sì, posizioni dominanti su numerose direttrici sia domestiche che internazionali.

In molte parti del mondo – vedi ad esempio la Cina e più vicino a noi la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti (non a caso tutti Paesi le cui ambizioni geopolitiche sono ben note) – sono gli stessi governi a investire risorse ingentissime nelle loro compagnie aeree e nei loro aeroporti per raggiungere il più velocemente possibile quella dimensione necessaria a primeggiare a livello mondiale e a far diventare il proprio paese e i propri scali il perno su cui far ruotare la massima parte possibile dei traffici aerei internazionali/intercontinentali.
L’Europa, nel trasporto aereo come in numerosi altri settori industriali, sembra voler rinunciare a giocare la partita globale e a porre le sue imprese nelle migliori condizioni per diventare leader mondiali, troppo concentrata sulla dimensione interna e a regolamentare ogni cosa, senza tener conto di tutto ciò che le accade attorno.
Come emerso negli incontri che Confindustria ha organizzato per la presentazione del documento “Fabbrica Europa” in vista delle prossime elezioni europee, abbiamo una macchina in grado di correre, ma dobbiamo liberarla da burocrazia e da impedimenti.

Ci auguriamo che, con l’occasione del rinnovo democratico nelle istituzioni comunitarie, queste preoccupazioni siano condivise da coloro che avranno responsabilità nella prossima legislatura europea.

Paolo Colombo, Presidente di Federtrasporto

Segnaliamo

Intervista a Riccardo Morelli, Presidente di ANITA

27 maggio 2024

Riccardo Morelli è il presidente di ANITA dal 2023, è vice presidente di Federtrasporto all’interno di cui presiede la Sezione Merci e Logistica. È presidente della Sezione di Terni di Confindustria Umbria. Lo abbiamo intervistato.

ANITA è tra i principali partner che hanno collaborato al lancio della piattaforma Easy Rail Freight di Rete Ferroviaria Italiana del campione nazionale FS. Una chiara indicazione per lo sviluppo di una logistica intermodale in un Paese dove domina l’industria manifatturiera alle prese con un contesto competitivo dove pesano non solo il fattore costo ma soprattutto il fattore tempo, e dove la supply chain non ha ancora risolto i problemi di affidabilità e gestione della flessibilità. Easy Rail Freight rappresenta una scelta importante, così come il ruolo di interlocutore di ANITA verso le categorie dell’autostrasporto per sviluppare processi di integrazione e di innovazione dei processi, in direzione di una maggiore sostenibilità. Qual è più precisamente il ruolo di ANITA nella promozione della piattaforma Easy Rail Freight?

ANITA, in linea con i suoi valori statutari, crede fermamente nella realizzazione di un sistema collaborativo intermodale efficiente in cui ciascuna modalità di trasporto ha un ruolo importante. In armonia con questa visione, l’Associazione ha subito sostenuto l’idea di Rete Ferroviaria Italiana, mettendo a disposizione il proprio know-how e contribuendo alla progettazione della piattaforma già nelle prime fasi di studio. Dopo due anni di lavoro e numerosi tavoli tecnici, il lancio di EasyRailFreight ha rappresentato per il settore dell’autotrasporto merci un ulteriore passo avanti nella direzione dello shift modale. Un’occasione per le imprese di avvicinarsi all’intermodalità scegliendo una piattaforma tecnologicamente all’avanguardia, che permette l’incontro tra domanda e offerta, consentendo agli utilizzatori di trarne vantaggio. Caratteristiche che insieme suggeriscono la bontà di questo progetto, che ha raccolto adesioni e che, auspichiamo, ne raccoglierà ancora altre.  

ANITA ha 80 anni. A suo parere che cosa è cambiato in questo lasso di tempo portando l’autotrasporto ad acquisire consapevolezza del proprio ruolo strategico?

Significa aver maturato coscienza di sé e della propria funzione, determinante per la crescita del Sistema Paese e per il benessere della società. Negli ultimi 80 anni il settore è profondamente mutato, affiancando all’attività di trazione delle merci su strada un ventaglio di servizi che hanno contribuito a consolidare la logistica quale modello totalizzante del moderno trasporto merci. Questa consapevolezza rinnovata permette alle imprese di rispondere con una reattività sempre maggiore alle subitanee dinamiche del mercato globale, alle richieste della committenza e ai bisogni della collettività, richiamando l’esigenza che la sostenibilità sia riconosciuta e attuata nelle sue tre declinazioni: ambientale, economica e sociale. Grazie anche all’innovazione tecnologica, che traina il cambiamento e ne accelera gli esiti. ANITA, nata nel 1944, ha accompagnato per prima le imprese dell’autotrasporto merci italiano lungo la loro storia. Le ha sostenute nelle avversità e ha condiviso con loro importanti successi. Per questo nel 2024 celebreremo gli 80 anni dell’Associazione, certi che la storia dell’autotrasporto sia anche la nostra storia. 

ANITA è l’associazione nazionale delle imprese di autotrasporto di Confindustria ed è una delle organizzazioni costituenti di Federtrasporto, cui aderisce tra l’altro AGENS, che ha rinnovato recentemente i propri vertici con la nomina di Gianpiero Strisciuglio alla presidenza e di otto vicepresidenti con deleghe specifiche tra cui quelle dedicate al settore logistico. “Coesione e contaminazione” è lo slogan lanciato dalla presidenza Strisciuglio con l’obiettivo chiaro di perseguire i maggiori processi integrativi e un ruolo sempre più proattivo di associazioni come Federtrasporto o la stessa ANITA. “L’unione fa la forza” è uno slogan sempre più valido per lo sviluppo del settore logistico in Italia e – in questo contesto – qual è il ruolo dell’associazionismo, considerata anche l’importanza del legame con Confindustria?

Un sistema logistico efficiente deve affondare le sue radici nell’integrazione di modalità di trasporto distinte che solo insieme possono raggiungere obiettivi ambiziosi. In questo senso, la condivisione che può determinarsi in un contesto associativo che rappresenta le diverse anime della catena logistica ha un duplice valore aggiunto: valorizzare, da un lato, l’operato dei singoli e rafforzare, dall’altro, l’intero sistema affinché esso raggiunga una maggiore competitività.

ANITA, fermamente convinta che la logistica costituisca l’industria delle industrie, è impegnata a promuovere all’interno della Confederazione un approccio collaborativo nei rapporti fra le imprese. Questa vocazione le ha permesso di creare una rete solida, capace di accelerare quei processi virtuosi che accrescono il comparto mentre incidono positivamente sull’economia.

Problemi più contingenti oggi riguardano l’emergenza valichi e la positiva notizia della netta vittoria italiana in sede europea in relazione alla vertenza insorta al valico del Brennero. L’Italia che fa sistema registra anche la positiva convergenza delle istituzioni, non scontata e significativa dell’importanza oramai assunta dalla logistica, testimoniata anche dal ruolo assunto nel PNRR e dalla rivalutazione anche in termini di immagine dopo le esperienze drammatiche del Covid. ANITA è stata una dei protagonisti della pressione operata ai vari livelli per difendere il ruolo delle imprese italiane e l’occasione può essere una palestra per incidere maggiormente a livello europeo sulle problematiche che investono l’autotrasporto nelle sue dimensioni continentali. E’ sbagliata questa impressione?
 

L’arco alpino, pur essendo una barriera naturale, rappresenta uno snodo primario per il sistema produttivo e trasportistico nazionale: l’unica via terrestre a permettere gli scambi commerciali tra Nord-Europa e Mediterraneo nel solco della rete Ten-T. A tal proposito, ANITA si è battuta per il miglioramento dei transiti e ha guidato l’iniziativa nei confronti dell’Austria, trovando l’appoggio del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha sollecitato il Governo italiano dimostrando di credere nelle ragioni evidenziate dall’Associazione. A lui rinnovo ancora una volta i nostri ringraziamenti più sinceri, poiché il parere motivato della Commissione europea ha rappresentato un segnale importante per ristabilire un equilibrio basato sulla libera circolazione e sulla concorrenza leale tra imprese.

Infine, il ruolo della Formazione Giovani e la collaborazione con l’Albo degli Autotrasportatori. Nella recente edizione di Transpotec Logitec 2024 è stato presentato l’Osservatorio “Giovani Autotrasporto e Logistica”, costituito per trovare soluzioni concrete alla carenza di autisti e addetti che minaccia il comparto. La crisi delle vocazioni è un fenomeno mondiale ed europeo, ma l’Italia può fornire un contributo se associa la trasformazione delle professionalità ad una complessiva modernizzazione del sistema logistico e dei trasporti. E’ questa l’indicazione su cui lavorare per il futuro?

La carenza di autisti e addetti rappresenta una emergenza cruciale per il comparto, che nel 2023 ha registrata una crescita del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro pari a oltre 15 punti percentuali, passando dal 15,1% al 30,6%, mentre il 73% delle imprese nazionali hanno aperto posizioni di lavoro in Italia.
Per questi motivi, ANITA ha promosso la costituzione dell’Osservatorio “Giovani Autotrasporto e Logistica”, nato con quattro obiettivi volti ad incoraggiare il settore a una nuova cultura del lavoro: conoscere le aspettative professionali delle nuove generazioni; sostenere l’uguaglianza di genere, favorendo l’inclusività e l’empowerment femminile; offrire un indirizzo informato alla forza lavoro di domani, creando un punto di incontro fra il sistema imprenditoriale e gli studenti; sensibilizzare le istituzioni nazionali rispetto alla mancanza di autisti, a beneficio del made in Italy e della collettività. 
L’Osservatorio intende agire in proposito su 3 livelli differenti: avviando un’indagine su base empirica rispetto alla percezione della professione nei giovani provenienti dagli Istituti Tecnici Superiori diffusi sul territorio; informando gli stessi rispetto alle potenzialità del settore che, oltre gli stereotipi, vuole porsi in uno spazio aperto e inclusivo per offrire possibilità concrete di occupazione senza ostacoli di genere; stimolando la promozione di politiche attive per il lavoro che, in maniera strutturale, possano garantire il futuro del comparto. Il futuro del trasporto e della logistica è legato alla nostra capacità di attrarre talenti, consapevoli che attraverso le nuove competenze possiamo garantire al settore prosperità.

Intervista a cura di Antonio D’Angelo (Ferpress)

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